Modello S.L.O.W. Coaching

Il G.R.O.W. di John Whitmore ha definito per trent'anni il linguaggio del coaching professionale: fissa un obiettivo, analizza la realtà, esplora le opzioni, costruisci un piano. È un modello potente, lineare, orientato all'esecuzione.
Il modello S.L.O.W. Coaching parte da una premessa diversa: prima di sapere dove andare, vale la pena fare ordine, imparare da ciò che si è già vissuto e ottimizzare con criterio — non con fretta. Il risultato non è un piano d'azione qualunque, ma una decisione saggia — capace di coniugare "contrasti apparenti".
Tale modello non poco deve all'esempio narrativo-imprenditoriale di Oscar Farinetti: nato ad Alba nel 1954, ha fondato Eataly portandolo in tutto il mondo, ha sostenuto e amplificato il messaggio di Slow Food rendendo celebri a livello globale i prodotti e le filiere del territorio italiano. Farinetti è anche Presidente dell'Associazione amici (che finanzia) l'Università di Scienze Gastronomiche (UNISG) di Pollenzo; ha scritto più di dieci libri — da Coccodé a Storia dei sentimenti umani, da Ricordiamoci il futuro a Serendipity — dimostrando che imprenditoria e narrazione non si escludono, ma si alimentano a vicenda. Nella sua unicità generazionale, ha realizzato più di quanto molti avrebbero ritenuto compatibile in una sola vita: creare valore economico e valore culturale - beni comuni e beni relazionali come direbbe Carlin Petrini - muoversi veloce e pensare lento, costruire grandi strutture restando fedele a radici piccole e locali.
È proprio questa tensione fertile tra opposti — il coraggio dell'impresa e la lentezza del senso — a incarnare lo spirito del modello S.L.O.W. ; in un mondo di complessità e conflitti, dicotomie e incompatibilità, serve chiarire la filiera dei sentimenti e servono strumenti nuovi. Per questo è nato l'OFF Club, per coltivare Ottimismo, e fiducia nel Futuro. Da quel gruppo di amici, lettori, e vicini osservatori è maturata l'idea di definire un nuovo modello di coaching S.L.O.W. rimettendo al centro del dibattito, il concetto stesso di cosa significhi, nel nostro caso:
S — Simplify. Il primo movimento è di sottrazione. Il coachee identifica cosa è davvero essenziale nella sua situazione, separandolo dal rumore: urgenze false, obiettivi ridondanti, aspettative esterne che non appartengono davvero a lui. La chiarezza non si aggiunge — si libera.
L — Learn. La situazione attuale non è un punto zero: è il risultato di un percorso. Questo passaggio invita il coachee a leggere la propria storia come risorsa, non come ingombro. Quali pattern si ripetono? Cosa ha già insegnato il percorso fin qui? L'apprendimento pregresso diventa materiale vivo per le scelte future. Qui il confronto con il G.R.O.W. è netto: la fase Reality fotografa la situazione presente; Learn la attraversa nel tempo.
O — Optimize. Si esplorano e selezionano le opzioni non in base alla velocità, ma alla coerenza con le risorse reali e con l'orizzonte temporale del coachee. L'ottimizzazione del S.L.O.W. è sostenibile: non si massimizza il risultato a breve bruciando le riserve. Questo è il punto di distanza più profonda dal G.R.O.W., che tende a valutare le opzioni in funzione dell'obiettivo fissato all'inizio.
W — Wiser. Il processo si chiude non con un piano esecutivo, ma con una decisione saggia — ancorata ai valori del coachee, alla lettura lucida del contesto, all'apprendimento maturato nei passi precedenti. La saggezza qui non è astrazione: è il prodotto operativo di tutto il lavoro svolto.
Il G.R.O.W. ottimizza il percorso verso un obiettivo dato. Il S.L.O.W. prepara il terreno perché quell'obiettivo valga davvero la pena di essere perseguito — e perché il modo di raggiungerlo non costi più di quanto renda in un ottica di esternalità complessive, dirette indirette, positive negative.
Modello di G.R.O.W. Coaching:
Dall'evoluzione della tradizione americana di NLP Coaching, si è consolidato il modello GROW sviluppato da John Whitmore, il celebre autore del libro bestseller: il manuale del coaching
Il modello G.R.O.W. è incompatibile con l'Economia della Ciambella (e la sua dinamicizzazione)
1. L'incompatibilità strutturale con la Ciambella statica
Il modello G.R.O.W. nasce in un paradigma implicito: esiste un obiettivo definito (Goal), una realtà misurabile (Reality), un insieme finito di opzioni (Options) e una volontà esecutiva (Will) che chiude il ciclo. È un modello lineare, chiuso e target-driven — pensato per massimizzare la distanza percorsa tra un punto A e un punto B nel minor tempo possibile.
L'Economia della Ciambella di Kate Raworth introduce invece una geometria radicalmente diversa: non una freccia, ma un anello. Lo spazio desiderabile per l'azione umana non è un traguardo da raggiungere, ma una fascia da abitare — delimitata verso l'interno dal pavimento sociale (ciò che nessun essere umano dovrebbe mancare) e verso l'esterno dal soffitto ecologico (ciò che la biosfera non può tollerare venga superato). In questo spazio, non esiste un "obiettivo ottimale" fisso: esiste una tensione permanente tra due soglie che si muovono nel tempo.
Il G.R.O.W. non ha strumenti per questo. La sua fase Goals presuppone che l'obiettivo sia determinabile a priori e stabile. La sua fase Reality fotografa la situazione come dato statico. La sua fase Will produce un piano d'azione orientato all'esecuzione — non alla navigazione adattiva di una complessità che cambia le proprie soglie mentre ci si muove. In sintesi: il G.R.O.W. ottimizza dentro un sistema chiuso. La Ciambella è un sistema aperto con confini mobili.
2. La Ciambella dinamicizzata: rivoluzione, rotazione e il loop degli eoni
Se la Ciambella statica già mette in crisi il G.R.O.W., la sua dinamicizzazione lo rende definitivamente inapplicabile.
Immaginiamo la Ciambella non come figura piatta, ma come traiettoria nello spazio-tempo:
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La rivoluzione — il movimento del pianeta attorno al sole lungo un'orbita ellittica — disegna, vista dall'alto, una ciambella. Ma l'orbita non è mai identica a sé stessa: è ellittica, perturbata dalla gravità degli altri corpi, mai perfettamente chiusa. Ogni anno solare è un loop leggermente diverso. I cicli economici, ecologici e sociali hanno la stessa natura: si ripetono ma non si replicano. Il G.R.O.W. non ha memoria ciclica né capacità di leggere la perturbazione come informazione strutturale.
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La rotazione — il pianeta che gira sul proprio asse, generando il giorno sidereo — trasforma la ciambella in una sfera se messa in rotazione. La sfera è la forma della pienezza: ogni punto della superficie è equidistante dal centro, nessuna direzione è privilegiata. In una visione sferica dell'economia, nessun capitale è gerarchicamente superiore agli altri. Il G.R.O.W. invece ha una gerarchia implicita: il capitale performativo (la Will, il piano esecutivo) è il punto di arrivo, e tutto il resto gli è funzionale.
L'insieme di rivoluzione e rotazione genera un loop infinito di eoni e prospettive che relativizza tre concetti fondamentali:
Ecologia — intesa come scienza delle interazioni tra organismi e ambiente, che misura l'impatto e le esternalità dirette e indirette, volute e non volute, agenti sugli ecosistemi e sul loro equilibrio. In questa visione dinamica, ogni azione umana è embedded in una rete di retroazioni che si estendono ben oltre l'orizzonte del piano d'azione del G.R.O.W.
Efficacia — nella sua accezione quadruplice: energetica (quanta energia viene usata), energivora (quanta ne viene consumata irrecuperabilmente), energifera (quanta ne viene generata), energonica® (capace di integrare e armonizzare l'energia in modo sistemico, trasformando il consumo in ciclo). Il G.R.O.W. misura l'efficacia come raggiungimento del target. Questa visione la misura come qualità della relazione energetica con il sistema.
Efficienza — e qui si apre la distinzione più decisiva.
3. R.A.R.E.® vs V.A.F.E.®: due paradigmi di efficienza
Il G.R.O.W. produce, strutturalmente, efficienza di tipo V.A.F.E.® — Vulnerable, Arid, Fragile Efficiency. È l'efficienza dell'ottimizzazione stretta: elimina la ridondanza, riduce i margini, concentra le risorse sul percorso più breve verso l'obiettivo. È efficiente finché il contesto non cambia. Quando cambia — e nella Ciambella dinamicizzata cambia sempre — questa efficienza si rivela fragilità strutturata. Ha reso il sistema arido di riserve, vulnerabile agli shock, incapace di adattarsi senza rotture.
L'efficienza R.A.R.E.® — Resilient, Abundant, Redundant Efficiency — è invece la forma di efficienza coerente con la visione sferica. Non elimina la ridondanza: la riconosce come riserva strategica. Non minimizza i margini: li legge come spazio di adattamento. Non ottimizza il percorso più breve: privilegia il percorso più robusto. È l'efficienza degli ecosistemi sani, delle reti neurali, delle economie che sopravvivono alle crisi senza collassare. È l'efficienza che permette di abitare la fascia della Ciambella senza sfondarne i bordi — né per difetto né per eccesso.
Rispetto ai 17 SDGs delle Nazioni Unite, questa distinzione non è accademica: è operativa. La maggior parte dei fallimenti nell'implementazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile non è dovuta a mancanza di intenzione, ma a modelli operativi V.A.F.E. applicati a problemi che richiedono logiche R.A.R.E. — sistemi idrici ottimizzati che collassano alla prima siccità, filiere alimentari efficienti che si spezzano al primo shock logistico, politiche sociali target-driven che producono effetti collaterali non previsti su sistemi adiacenti.
4. Il modello operativo: TRC® come risposta sistemica
Il modello operativo proposto da Slow Finance — coerentemente con il paradigma economico della Ciambella dinamicizzata — è la TRC® (Teoria Reale della Correlatività), sviluppata ampliando il quadro QIP di D'Ariano e Faggin (Quantum Information Panpsychism). Non è una metafora quantistica: è un metodo che riconosce la natura relazionale e informazionale della realtà come premessa per qualsiasi azione organizzativa.
La TRC® indica che ogni organizzazione — individuale o collettiva — deve agire sempre all'interno della propria sfera di influenza lungo tre direttrici non gerarchiche ma simultanee:
(i) Direzione — dove si va. Non come obiettivo fisso, ma come orientamento nel campo: il vettore che mantiene la coerenza del movimento anche quando il percorso si curva.
(ii) Senso — perché ci si muove. La radice valoriale che dà legittimità all'azione e la distingue dalla mera reazione agli stimoli esterni. È ciò che il G.R.O.W. non prevede mai di interrogare.
(iii) Significato — cosa produce il movimento nel sistema più ampio. Non solo l'impatto diretto, ma la risonanza nell'ecosistema — le esternalità positive e negative, le retroazioni attese e inattese, la firma che l'azione lascia nel loop degli eoni.
Queste tre direttrici non sono tappe sequenziali come le fasi del G.R.O.W.: sono assi simultanei di una sfera. Agire con direzione senza senso produce velocità senza radici. Agire con senso senza significato produce intenzione senza impatto. Agire con significato senza direzione produce dispersione. Solo la loro integrazione genera ciò che il modello S.L.O.W. chiama, nel suo ultimo movimento, una decisione saggia — non semplicemente eseguita, ma abitata.
Sperimentazione de modello di S.L.O.W.:
Frontiera di sperimentazione portata avanti da Matteo Basei Fantolino e sperimentato con Gianluca Dettori, Founder e Presidente di Primo Capital, con Alberto Giusti e Gegio Savasta Fiore, il modello S.L.O.W. si differenzia sostanzialmente (Semplify, Learn, Optimize, "make it" Wiser) distanziandosi dalla logica della performance in una economia in crescita lineare, ma addentrandosi in logiche di circolarità e gestione della complessità laddove la turbolenza cognitiva, per coniugare istanze diverse, e farsi guidare dalla propria visione di impatto nel mondo fanno la differenza.
